Conferenza sul tema “apiterapia” con il Prof. Umberto Nardi

clicca qui

Martedì 2 giugno ore 10

L’ ape, presente sul nostro pia­neta da oltre quattro milioni di anni, è la pro­duttrice e la dispensatrice di sostanze di pre­zioso valore alimentare. Sino a non molto tempo fa l’uomo le ha utilizzate sulla base delle esperienze contadine. Soltanto nell’ulti­mo secolo si sono effettuati studi sulla fisio­logia dell’ape, sull’organizzazione sociale e sul suo sistema produttivo.

Recentemente, anche grazie ad osservazioni empiriche tramandateci da millenni, il mondoscientifico ha iniziato a studiare e sperimen­tare, in campo dietetico e farmacologico, iprodotti dell’alveare (Miele, Polline, Pappa­Reale, Propoli, Veleno, Cera d’api). La trattazione avrà come scopo quello di far conoscere più a fondo la vita e l’organizzazione dique­sto Insetto, ma soprattutto di conoscere me­glio le caratteristiche dietetico-farmaco­logiche dei suoi prodotti. L’apiterapia rappre­senta un excursus sui prodotti dell’alveare,sulla loro composizione, sulla loro migliore utilizzazione. Rappresenta la summa ed il frutto delle più recenti ri­cerche e scoperte scientifiche.

 

 

Prof. Dott. Umberto Nardi docente di Botanica Farmaceutica e di Chimica delle Sostanze Naturali presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma Italia.

Coordinatore del Laboratorio di Ricerca sulle Biotecnologie, stessa Università.

Docente di Fitoterapie e Fitocosmesi alla Scuola Internazionale di Medicina Estetica dell’Ospedale Fatebenefratelli di Roma Italia.

Docente di Chimica dei prodotti cosmetici al Master di Dermatologia dell’Università. La Sapienza di Tor Vergata Roma Italia.

Seminario : Immersi nella natura – 24 maggio 2015

L’incontro è stato annullato per motivi meteorologici

Domenica 24 maggio 2015, dalle 9 alle 13, seminario di shiatsu e tai chi

c/o Barsento Paradise

chiesetta S.Maria di Barsento

strada vicinale Barsento sp 161 – Noci

incontro aperto

Il sentimento della Tristezza

IL SENTIMENTO DELLA TRISTEZZA

 

Prima di parlare di questo sentimento, voglio proporre un ulteriore elemento di conoscenza rispetto al percorso, in entrata e in uscita del segnale che, attraverso i cinque sensi, entra nel nostro corpo, attiva il sentimento e viene messo, poi, in uscita attraverso l’emozione.

Prendiamo in considerazione il concetto di emozionalità e cioè di ciò che vivo, al momento, nelle relazioni interpersonali, e non di emotività.

Quando, per esempio, una parola, un gesto, uno sguardo o qualunque altra forma di stimolo penetrano nel nostro corpo attraverso i cinque organi di senso, vengono assentiti a livello dell’intestino crasso (che definisco area del “1° cervello”, facente parte del sistema nervoso enterico), il quale trasferisce il segnale al cervello in sede cranica, che ha il compito, a sua volta, di metterlo in uscita attraverso l’emozione.

In tutto questo percorso, a seconda del sentimento attivato, vengono prodotti ormoni o altre sostanze che modificano l’equilibrio chimico del nostro corpo, il quale si ricompone attraverso il vivere l’emozione . Il messaggio, dapprima chimico, si trasforma in messaggio elettrico.  Quando il percorso di uscita viene bloccato dalla mente che, in seguito ad una serie di valutazioni, interviene segnalandoci, per esempio, di “non piangere”, l’energia viene bloccata all’interno determinando una serie di alterazioni e di tensioni.       Se questo meccanismo viene ripetuto molte volte, può alterare la vita biologica dell’individuo, fino a determinare vere e proprie patologie soprattutto se gli emettitori del segnale sono i genitori o coloro che hanno legami di sangue.

Se da piccoli non ci sentiamo considerati come individui sessuati (uomo – donna), per esempio quando ci vien detto “non sei come tuo fratello” o “non vali nulla come uomo – o come donna” o ancora “non sei come tuo padre” o “non sei bella come…”,  il sentimento della tristezza si erge a nostra difesa e trasforma tale stato attraverso il pianto, che ne rappresenta l’emozione, ristabilendo l’equilibrio. Il pianto a singhiozzo, che fa muovere il diaframma, è liberatorio, è catartico, soprattutto quando viene accolto e non giudicato. Ci fa sentire più leggeri, ci fa respirare meglio, a pieni polmoni, soprattutto se accompagnato dalle carezze che ci fanno sentire quanto è grande la considerazione che i nostri genitori hanno di noi come individui sessuati, rafforzando la nostra energia sessuale, cioè la nostra identità sessuata, come uomini o come donne, e poi anche come maschi o femmine. L’energia sessuale, che ci accompagna per tutta la vita, viene prodotta fondamentalmente e costantemente dalla considerazione che i genitori hanno di noi, dalle carezze, dalla libertà di piangere e di lamentarci di ciò che non va. Il lamento è un’altra emozione primaria legata a questo sistema energetico.

Ogni volta che la mente interviene e noi non piangiamo, non facciamo altro che bloccare l’attività energetica di tutto un sistema composto dal Polmone, l’Intestino crasso e le ghiandole sessuali, determinando inizialmente tensioni nella parte alta della schiena, tra le scapole, e nella zona sacrale- coccigea, e successivamente secchezza della pelle fino a problemi respiratori veri e propri, per citarne alcuni. La mente a cui mi riferisco è quel complesso di informazioni rivenienti dall’educazione, dall’ambiente sociale, dalla cultura dominante, dalla morale…, che determinano, insieme all’esperienza vissuta, la “forma mentis” di ogni individuo.

A diverse generazioni di uomini è stato insegnato a non piangere, perché il pianto è stato relegato al mondo femminile, non considerando che anche l’uomo ha una sua parte femminile, che spesso non manifesta e per vergogna e per mancanza di consapevolezza. Purtroppo, anche molte donne non piangono più o hanno difficoltà a farlo. Quando si smette di piangere per lungo tempo, può accadere di non riuscire a liberare questa emozione anche quando muore una persona cara e questo può determinare una sofferenza molto profonda che sarà difficile trasformare, se non con l’aiuto di un esperto. Se torniamo indietro di non molte generazioni, intorno agli anni ’50, ritroviamo la figura della prefica, soprattutto in alcune aree del leccese, che veniva chiamata dai familiari a piangere il proprio defunto. Il pianto, in alcuni casi straziante, ha sempre avuto un ruolo catartico, esorcizzante, liberatorio anche perché coinvolgeva i familiari. Questa figura la ritroviamo fin nell’antico Egitto e nell’antica Roma.

Potremmo chiederci perché, dunque, insegnare a controllare le proprie emozioni, se emovono dall’interno e sgorgano spontaneamente. Se ci vien da ridere, possiamo farlo, ma, se ci vien da piangere, no. Questo succede perché abbiamo diviso le emozioni in positive e negative, per cui tutto ciò che la mente giudica positivo si può fare, altrimenti no. Per fortuna, in questo ambito, negli ultimi anni, si leggono scritti di alcuni esperti, pochi, che confermano che le emozioni vanno vissute.

Il corpo non fa nulla contro se stesso, tende ad armonizzare, al contrario della mente che giudica e divide.

Carpe diem

 

Vito ancona

 

 

28/29 marzo 2015 – Seminario: Diagnosi e trattamento shiatsu su lombalgie, lombosciatalgie…

La terapia del dolore di tutte le articolazioni del basso a partire dalle lombari attraverso la diagnosi e il trattamento shiatsu, secondo lo “stile pantarei”, ideato dal maestro vito ancona. Saranno trattati, nel dettaglio, le lombalgie, le ernie del disco, le lombosciatalgie, le sacralgie, le  coxalgie, le gonalgie, i dolori alle caviglie e alle dita dei piedi, le fasciti.

Il sentimento della paura

Siamo ciò che mangiamo è il titolo dell’ultimo numero di questa rubrica, nel quale ho fatto cenno anche alla masticazione, al respiro e all’atteggiamento di gratitudine quali pratiche necessarie, da parte dell’essere umano, per assimilare il cibo e trasmutarlo in sangue ed energia.

Del respiro, che è il ponte tra la sfera cosciente e quella dell’inconscio (o del consapevole e dell’inconsapevole) ci occuperemo in seguito, nella considerazione che possiamo definirlo un “alimento sottile”, fondamentale per la vita biologica, così come la gratitudine lo è per la parte spirituale.

Un altro alimento che introduciamo quotidianamente all’interno del nostro corpo è la risultante del processo sentimentale/emozionale che si attiva attraverso la vita di relazione e tramite gli stimoli che riceviamo. E’ fondamentale conoscere questo processo, perché vengono prodotti costantemente ormoni   e altre sostanze che modificano l’equilibrio chimico del nostro corpo e che interferiscono nella vita biologica.

Quando, per esempio, avvertiamo un senso di paura, il corpo, attraverso le capsule surrenali, produce ormoni come l’adrenalina e la noradrenalina per allertare l’individuo della presenza del pericolo e, di conseguenza, per affrontarlo. Nel contempo, queste sostanze bruciano ossigeno, accellerano il battito cardiaco, determinando un repentino cambiamento dell’equilibrio chimico/elettrico del nostro corpo, il quale provvede, attraverso la produzione degli ormoni antagonisti, a riequilibrare lo stato ormonale generale, consumando comunque una quantità notevole di energia. Se questo stato di allerta perdura per molto tempo, il corpo comincia a trovarsi in deficit di energia, che non sempre riesce a recuperare attraverso il cibo, soprattutto quando la qualità dello stesso è scadente.

Ciò che assentiamo (sentimento) è la paura e ciò che portiamo fuori o mettiamo in movimento è l’emozione (dal latino emovere: portare fuori), ovvero scappare, affrontare la situazione, viverla in ogni sua manifestazione. Il sentimento della paura ci è stato dato per garantire la nostra incolumità e per rafforzare lo nostra autostima. Una forte paura, per esempio, può farci sentire un forte brivido lungo la schiena o una forte sensazione di freddo fino a battere i denti, o farci tremare le gambe, o, nei bambini in particolare, aprire gli sfinteri. Il brivido, il tremore e l’apertura degli sfinteri non sono altro che l’emozione che consegue alla paura. Non bisognerebbe mai inibirli per non interrompere un processo vitale, che è costituito da un meccanismo di entrata e di uscita, come lo è per il respiro (inspiro – espiro).  Sarebbe necessario rassicurare il bimbo o l’adulto, non rimproverarlo, accoglierlo, non giudicarlo. Invitarlo a respirare profondamente per bilanciare la quantità di ossigeno consumato e invitarlo a sedersi offrendo un bicchiere d’acqua, che ha un’azione armonizzante.

Lo spavento è una forma di paura.

Ciò che assentiamo è attivato particolarmente da uno stimolo esterno – la paura, per esempio, da minacce sottili (se non fai quello che..), da sguardi intimidatori, da rimproveri continui, da linguaggi in cui le parole malattia, tumori o morte fanno da padrona o da eventi improvvisi. Oggi si vive in un continuo stato sottile di paura.

Ciò che emettiamo è la liberazione, l’uscita di quello stimolo.

Molti bambini, sin da piccoli, ricevono stimoli che producono paura e, se, per caso, se la fanno addosso, vengono rimproverati, puniti fino a farli sentire in colpa. E’ una forma di violenza che genitori inconsapevoli mettono in atto, senza comprendere quali sono i meccanismi che hanno determinato quell’evento. Più viene inibita l’emozione, più la paura si instaura nella mente, mantenendo in continuo stato di allerta le ghiandole endocrine con conseguente dispendio di energia. Ci sono tanti adulti che vivono costantemente in uno stato di paura latente e che riferiscono di essere sempre stati così. Molti di questi soffrono terribilmente per il freddo, addirittura anche d’estate.

Vivere il sentimento attraverso l’emozione produce energia all’interno dello stesso sistema che viene attivato dallo stimolo. Infatti, la paura rafforza tutto il sistema, costituito dalla caspule surrenali, dai reni e dalla vescica, che nutre a sua volta le ossa, le articolazioni, i capelli e l’autostima.

La paura è uno dei sentimenti primari, come lo sono anche la collera, la gioia, la tristezza, la preoccupazione, il dolore. Ogni sentimento è il nostro baluardo per garantirci il rispetto, la considerazione, il calore umano, il bene, l’autostima. Non esistono sentimenti positivi e negativi.

Insegnare ai bambini a non aver paura è la cosa più terribile che si possa insegnare loro. Bisogna umanizzare la paura, far sentire che è parte di noi.

Ci sono, poi, le paure del giudizio, la paura di non essere amati, la paura di dover dimostrare, la paura di aver paura e tante altre che fanno parte della nostra “forma mentis” e che ci accompagnano nel nostro cammino. Vivere in un continuo stato di paura crea confusione mentale e non consente di “riflettere”, porta a cercare sempre più protezione, più sicurezza. A livello sociale, tutte le strategie utilizzate da gruppi di potere per incutere paura, terrore, mirano a destabilizzare individui o comunità per far nascere il desiderio di maggiore protezione con leggi più autoritarie o altro.

La paura è l’anima del commercio, il terrore delle dittature.

Conoscerle, comprenderle e sapere come trasformarle rende la nostra vita più viva e consapevole e fa emergere l’entusiasmo.